Fat Bike Pieghevole
Riporre, non trasportare: è il problema che risolve una fat bike pieghevole. Una volta chiusa entra in un bagagliaio, in un gavone di camper o in un corridoio di casa; continua però a pesare una trentina di chili. Questo compromesso spiega quasi tutte le scelte tecniche della categoria.
Un telaio tagliato in due deve recuperare con la materia la rigidità persa nel taglio. I costruttori ispessiscono i tubi attorno all'articolazione e bloccano con una camma, dotata di fermo di sicurezza. Una parte della selezione, tra cui la ENGINE PRO 3, punta su un telaio in lega di magnesio a batteria integrata, un'altra sull'alluminio 6061.
I valori dichiarati sulle schede vanno da circa 88 × 52,5 × 85 cm a 104 × 55 × 84 cm secondo il modello. La EP-2 BOOST è la più leggera tra i modelli documentati, la X26 l'unica a unire piegatura e sospensione posteriore. La prima entra in una citycar con il divanetto abbattuto, la seconda chiede una familiare. L'altezza, spesso trascurata, è ciò che blocca più spesso: 85 cm sono più di una soglia di bagagliaio. Per un van, misuri il portellone prima di ordinare. Da chiusa, una fat bike pieghevole resta in piedi sul cavalletto sulla maggior parte dei modelli.
Le schede dichiarano da 30 a 34,7 kg secondo la versione, batteria compresa. È il vero fattore limitante del formato: sollevare questa massa dentro un bagagliaio è un gesto a due mani, schiena dritta. Due accorgimenti aiutano: togliere la batteria estraibile, che alleggerisce di diversi chili, e appoggiare prima la ruota posteriore sulla soglia per fare leva. Se la bici va caricata ogni giorno, il peso passa davanti all'autonomia tra i criteri di scelta. Se la piegatura non è indispensabile, tre strade vicine: le 26 pollici per macinare chilometri, le fuoristrada per lo sterrato, il telaio basso per lo scavalco.
Una trentina di secondi una volta acquisito il gesto, un po' di più le prime volte. Il punto da non trascurare è la richiusura, che deve arrivare fino al fermo di sicurezza.
Dipende dal modello e dal divanetto. Con i sedili posteriori abbattuti le versioni più compatte passano; con il divanetto in posizione è poco probabile viste le misure. La misura decisiva è l'altezza di apertura, spesso inferiore agli 84-85 cm della bici chiusa.
Il punto di taglio è sovradimensionato proprio per questo, e i modelli interessati dichiarano 150 kg di carico ammissibile. A usurarsi non è la cerniera ma un serraggio trascurato: pedalare con il bloccaggio allentato crea un gioco, e quello è irreversibile.
Il formato chiuso rientra nella definizione di bagaglio su molte reti, ma il peso resta un ostacolo. Le regole variano secondo l'operatore, e spesso viene richiesto un telo copribici.
Sulla maggior parte dei modelli sì, grazie al cavalletto centrale e alla chiusura che avvicina le due ruote. È ciò che permette di riporla contro un muro anziché stesa a terra. Su terreno irregolare un appoggio in più resta prudente.
Il comfort dipende molto più dal pneumatico e dalla sospensione che dall'articolazione. Diversi modelli uniscono piegatura e sospensione anteriore. A volte si percepisce un telaio un po' più flessibile in fuorisella, senza effetti sulla tenuta di strada.